La scuola deve essere il cuore dello sviluppo e della ripresa economica e culturale del paese. A livello di investimento, di impegno e di progettazione, oggi la scuola chiama le migliori energie a prendersene cura. Dopo decenni di tagli, è ora di fare massicci investimenti, ben oltre il miliardo previsto, che, per ironia, è già quanto le famiglie spendono in ripetizioni ogni anno. Mettere al centro dello sviluppo la scuola significa soprattutto innovarla. Ma la sede dell’innovazione non sta nel ministero. Mi piace leggere le ultime decisioni della Ministra Azzolina, come prova di grande umiltà. Come dicesse: “Noi mettiamo i soldi, ma l’organizzazione della ripresa dipende dalle singole scuole, perché noi non siamo in grado”. D’altra parte, come coach impegnati nella scuola con oltre 200 progetti negli ultimi due anni, lo avevamo ampiamente previsto. Trasformiamo questa incompetenza impotente della politica come occasione di cambiamento culturale. L’innovazione parte sempre dal basso, soprattutto quando si tratta di innovazione della mentalità. Il ministero, con gergo fatalmente burocratico, parla di “riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento” e “articolazione modulare dei gruppi di apprendimento”. Ne parla per il distanziamento necessario (speriamo fra i banchi e non fra gli alunni), in vista di una stagione autunnale dove si prevede una possibile seconda ondata.
Ripartire in sicurezza costringe ad abbattere il paradigma centrale della scuola: la classe. La classe, di trenta/quaranta “pischelli” (come li chiamava Elsa Morante), è un insieme coatto di moltitudini individuali a risparmio economico, dispendio energetico (inefficacia della didattica e esaurimento nervoso del docente) e cultura individualista. Con la didattica a distanza (uno spaventoso fallimento), è crollata anche la legge del “sorvegliare e spaventare” e il suo correlato di “punire e premiare”. La classe e la valutazione bocciato/promosso: due pilastri crollati miseramente. Possiamo trasformare questi cambiamenti coatti in innovazione. Il gruppo di apprendimento per esempio è un’alternativa capace di combinare lo studio individuale, il lavoro di team, l’apprendimento e la ricerca, oltre a favorire le relazioni bilaterali insegnante allievo. Finalmente a posto dei voti, acquisteranno importanza i feedback di merito: sulla comprensione, l’impegno, il metodo di studio, il merito dello studio (inteso come focalizzazione sui contenuti). Cambia il senso e il significato della scuola: non più autoriferita, ma rispondente alle comunità e alle esigenze dei contesti, a partire dai suoi alunni. Una cultura al servizio della felicità individuale e relazionale e del bene comune implica una rivisitazione dei contenuti da insegnare, delle modalità relazionali, dell’apporto degli insegnanti a far sì che si esca dalla scuola con un progetto di vita chiaro da realizzare.
Si profila una grande chance e un immane pericolo: la scuola o si innova o perisce. Ogni innovazione è demandata alle singole scuole. Se queste hanno risorse, possono trasformarsi in migliaia di laboratori creativi. Una grande alleanza di lavoro fra scuole e contesti, fra insegnanti e genitori, fra insegnati e alunni è oggi possibile per rinnovare. Didattica, logistica, contenuti, relazioni: ogni aspetto è in discussione. Come coach, siamo impegnati nelle scuole per dare un contributo, non certo sostitutivo, ma integrativo delle competenze già presenti. Come esperti delle potenzialità, dello sviluppo dei talenti, dell’evoluzione delle relazioni, siamo pronti a metterci al servizio degli adolescenti, delle famiglie e degli insegnanti. Si apre una grande stagione dove la creatività, intesa come capacità di innovare per migliorare la vita, sarà la principale potenzialità a dover essere allenata. Il talento creativo lo si misura dai prodotti e dalle opere che sa generare. In questo caso, la creatività potrà articolare una scuola libera, aperta, al servizio della formazione degli adolescenti, impegnati a crescere e a elaborare progetti di autorealizzazione, in un clima di amicizia, cordialità e collaborazione.
La creatività è anche la grande sfida per l’umanesimo di oggi. L’umanesimo inteso come amore per la vita, convinzione che l’essere umano ha un potenziale benefico da esprimere e ricerca/proposta di felicità possibile e credibile deve porsi al servizio di questa straordinaria stagione laboratoriale. E lo può fare se lavora dal basso: in ogni gruppo, in ogni scuola, in ogni paese. Può sembrare un approccio eccessivamente ottimistico. Ma noi crediamo nella speranza di una vita migliore e più che prevedere il futuro, come coach e umanisti siamo impegnati a costruirlo.
Luca Stanchieri
