Il sentimento di potere
Secondo il coaching umanistico, il sentimento primario di amore per la vita è una forza motrice straordinaria, capace di generare un’ampia gamma di significati e di modelli operativi sia in termini di difesa che di sviluppo. Come ogni sentimento, anche l’amore per la vita è denso di simboli. La vita stessa diventa un simbolo, dalle mille sfaccettature (la natura, le persone, il proprio corpo), in primo luogo in ogni sua manifestazione, e ogni manifestazione è sempre riferita al sé, come nel famoso “Mi illumino d’immenso”. Secondo il principio stoico, ogni simbolo è scelto in riferimento a sé; così, amore per la vita e amore per la propria vita si influenzano a vicenda.
L’amore afferma la difesa, lo sviluppo e la trascendenza; è un amore che difende ciò che è umano quando è in pericolo, che fa crescere sia in termini relazionali che di autosuperamento, che trascende permettendo al bene di evolvere a prescindere dal soggetto che lo ha ideato. Nel coaching umanistico, il modo in cui questo amore può evolvere è tramite le potenzialità. Le potenzialità, quando si sviluppano, diventano un “potere in grado di incidere nella realtà”, che in breve significa che sono le forze che permettono la possibile realizzazione di quel bene.
Scopriamo così che l’amore come possibilità simbolica da realizzare, e le potenzialità come forze in nuce che permettono la sua realizzazione, introducono un sentimento primario correlato: il sentimento di potere. Il sentimento di potere rappresenta quell’insieme di simboli che rimandano al concetto di possibilità, potenzialità, probabilità. Il sentimento di potere ha una sua autonomia, essendo un sentimento strumentale alla possibilità di amare, e i suoi simboli aprono un campo di significati vastissimo: la motivazione al potere, l’autoefficacia, la speranza non sono altro che possibili manifestazioni del sentimento di potere.
Il sentimento di potere è carico di simboli che sono influenzati dalla cultura in cui si inserisce. In generale, possiamo definire il sentimento di potere come il sentimento della possibilità positiva di realizzare il bene; ma può essere anche il sentimento di possibilità negativa, che appare come sfiducia, senso di incapacità, insicurezza. In breve, il sentimento di potere è il sentimento delle possibilità di realizzare l’amore per la vita come difesa, sviluppo e trascendenza.Emozioni quali padronanza e sicurezza, oppure rabbia e frustrazione, possono essere le conseguenze del sentimento di potere. Le sue manifestazioni in termini simbolici risentono della cultura.
Durante una supervisione della Direzione Scientifica, uno dei docenti ha presentato il caso di F.: una straordinaria manifestazione riuscita delle dinamiche del sentimento di potere. Un sentimento che è primario e prevalente, soggetto a continue sollecitazioni, ambiguità, fallimenti e successi, ma che è il vero protagonista nella vicenda di F.
Quando il sentimento di potere in F. si afferma come sentimento positivo nei confronti della vita e nella sua possibilità di realizzarla, diviene espressione della sua integrità come ricerca di “forza, potenza e bellezza”; si afferma come “spirito libero” e dunque moltiplicatore della libertà, ispiratore del “ora sto imparando a volermi bene”, ma anche come potere della competenza di servizio che fa del bene, soprattutto agli allievi più in difficoltà, nel “trovare strategie di comunicazione efficace”. Come dimensione positiva, il sentimento del potere è il sentimento di diventare la versione migliore di se stessi, di esprimere possibilità non ancora realizzate, slancio vitale che dà inizio a qualcosa di nuovo, forza-vita che diventa piena cura di sé: F. lo esprime nell’arredamento della casa, nella collezione di occhiali, nei lunghi capelli neri, nei tatuaggi che mostra come opere d’arte, nella cura in cucina nella preparazione di piatti colorati e di grande impatto visivo. Il sentimento di potere viene espresso tramite principi di lealtà nei confronti di chi si ama.
Il sentimento di potere mostra invece la sua dimensione negativa quando si tramuta in un rapporto di forze avverse: per esempio, quando si vedono gli altri come ostacoli alle proprie idee; quando il potere si gioca in un conflitto di forza, dove prevalgono simboli come vincere, perdere, cedere, conquistare, mollare, sentirsi sconfitti, dover sopportare regole. Qui il sentimento di potere mostra il lato negativo della possibilità di non riuscire, generando rabbia, inquietudine, frustrazione, amarezza e un “sentirsi particolarmente vulnerabile”, come “un uccellino in gabbia”. Anche nel rapporto con il cibo questo sentimento di potere negativo diventa una “perdita di controllo”, “un sentirsi sconfitta”.
Queste dimensioni ambivalenti del potere si riversano anche nel suo sport, la boxe. La boxe si presta particolarmente bene al sentimento di potere che si gioca in un confronto di forze avverse. Quando i simboli del potere come conflitto prevalgono, F. si perde, perde se stessa, non si sente più. Sensazione vissuta da cui nasce la sua domanda di coaching.
Nella relazione di coaching, la soluzione che possiamo ipotizzare con lei sta nel valorizzare il sentimento di potere positivo e nel sottrarsi al sentimento di potere negativo. Nello sport questa dimensione è possibile riaffermando lo sport come gioco e come finzione, come possibilità di autosuperamento, come amore per i propri “avversari” che ci permettono di giocare, persino come dieta per giocare con il proprio corpo. Ma soprattutto si afferma come sentimento di potere positivo “serio” nel rapporto con l’allenatore, dove non si tratta di imporsi ma di dialogare per valorizzare le sue competenze insieme alle proprie esigenze, per alimentare il potere positivo come gioco. Per lei, giocare a quel sentimento di potere può permettere di divertirsi all’interno di una finzione e di avere la consapevolezza che il sentimento di potere come sopraffazione non ci appartiene.
Luca Stanchieri
Coach Umanista e fondatore del Coaching Umanistico

