Han Kang: amore e dolore
Studi in preparazione del Percorso d’eccellenza per coach umanisti
Avevamo appena preso il diploma di Coaching. Oltre vent’anni fa. Stavamo gustando un meritato aperitivo in un baretto vicino al Vaticano, quando il mio collega mi disse: “Io non leggo romanzi, solo libri di formazione e sviluppo personale.” Da allora mi è capitato molto più spesso di quanto pensassi di trovare persone che si formano come coach e che non frequentano la letteratura.Ho imparato dalla letteratura molte più cose che dai libri di formazione. Ho imparato il coraggio delle domande, la necessità di abitarle e farsene carico. Ho allenato la capacità negativa. Keats la intendeva come capacità di rimanere nelle incertezze, nei misteri, nei dubbi, senza un’irritabile ricerca di fatti, ragioni e, aggiungerei, famigerati strumenti.
Cerco, nei miei limiti, di stimolare i coach a frequentare la letteratura (in primo luogo romanzi e racconti). Lo faccio nonostante io scriva solo di formazione e sviluppo personale! Ma ne vale la pena. Al di là del ritorno fondamentale di crescita, la letteratura è un miracolo che gli umani hanno inventato combinando segni arbitrari, ma condivisi, dal fascino straordinario.Oggi vi consiglio Han Kang, una scrittrice coreana, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura (nella foto manca il suo romanzo più noto La vegetariana, l’ho prestato). Han Kang narra storie, soprattutto di donne, che si dipanano in un labirinto di domande e di dubbi. È un’assoluta maestra della capacità negativa, sviluppata con tenera delicatezza e forza sublime.
Il tema che Han Kang sceglie di abitare è il dolore. La sua è una discesa nella sofferenza umana, negli abissi “dove la luce che si rifrange sulla superficie del mare non giunge”. L’obiettivo è quello di accendere, nella più terribile oscurità, una candela capace di infondere possibilità. Perché, come dice, è più potente una flebile speranza che un incauto ottimismo. Il mezzo è l’amore.Affrontare il dolore con amore non offre risposte ma domande, che si rifanno ad altre domande.
Quanto amore dobbiamo provare per restare umani?
Quanto amore dobbiamo provare per soffrire così tanto delle tragedie umane e sentire al tempo stesso la bellezza della vita?
Fino a che punto possiamo sottrarci alla violenza?
È possibile farlo senza tradire la specie umana?
Come riuscire ad accarezzare la vulnerabilità umana con la potenza di un semplice gesto d’amore?
Che fare dell’amore quando è proprio l’amore che genera la sofferenza di fronte a violenze inaudite e a solitudini estreme?Nel discorso di accettazione del Nobel, scrive:
“Nella notte più buia il linguaggio ci chiede di cosa siamo fatti, insiste sulla necessità di immaginare i tanti punti di vista delle persone e degli esseri viventi che abitano questo pianeta; il linguaggio ci collega gli uni agli altri. La letteratura, che si fonda sul linguaggio, possiede inevitabilmente una sorta di calore corporeo. E, altrettanto inevitabilmente, leggere e scrivere letteratura vuol dire opporsi a ogni atto che distrugga la vita.” (Han Kang, 2025)Chi, come noi coach umanisti, vuole contribuire a migliorare la vita e non legge romanzi, non sa di quale potenza si priva.Vi aspettiamo al Percorso d’Eccellenza per coach umanisti in partenza a luglio.
Coach Umanista e fondatore del Coaching Umanistico


io leggo libri di letteratura, sport, filosofia, imprenditoria, sviluppo personale, finanza, benessere fisico e finanzario … e molto altro ancora – leggo e ascolto podcast tutti i giorni … da praticamente sempre! Sono curiosa e sempre desiderosa di capire e scoprire altri punti di vista che stimolano diversi punti di riflessioni. Grazie per averci ricordato dell’importanza.